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Solennità di Santa Devota Patrona del Principato di Monaco

Solennità di Santa Devota Patrona del Principato di Monaco

Solennità di Santa Devota 
Patrona del Principato di Monaco 

Sap 3,1-9; 1Gv 5,1-5; Gv 15,18-21 
Monaco, 27 gennaio 2026 

 

Alte Autorità del Principato, 
Cari fratelli e sorelle in Cristo, 

le letture che risuonano oggi in questa festa patronale ci conducono al nucleo più puro e più esigente della nostra fede. Non ci presentano una spiritualità di evasione, ma una via di trasformazione. Non ci promettono l’approvazione del mondo, ma la presenza fedele di Dio dentro le contraddizioni del mondo. 

“Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio” (Sap 3,1): questo brano parla della logica nascosta della storia. Il libro della Sapienza ci offre una importante chiave di lettura della storia e della vita umana. Di fronte al paradosso della sofferenza dell’innocente, alla sconfitta apparente del bene, la Parola di Dio ci svela una verità più profonda: “Agli occhi degli stolti parve che morissero… ma essi sono nella pace” (Sap 3,2). 

Santa Devota, vergine e martire, vissuta alla fine del III secolo, è testimone luminosa di questa verità. La sua vita non fu “risparmiata”, ma “consegnata”. In un tempo segnato dalle persecuzioni contro i cristiani, ella rifiutò di rinnegare la propria fede e per questo fu arrestata e messa a morte. La sua testimonianza non evitò il conflitto con i poteri del suo tempo, ma lo attraversò con una libertà interiore invincibile. In questo, è icona di Cristo: il chicco di grano che, caduto in terra, muore per portare molto frutto (Gv 12,24). Dio non ci sottrae sempre dalla prova, ma, come un Padre amoroso e sapiente, la trasforma in un luogo di educazione e di alleanza, dove la nostra fiducia in Lui si purifica e diventa radicale. 

“La vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede” (1Gv 5,4). San Giovanni, nella sua lettera, ci consegna una parola audace e quasi scandalosa per le nostre orecchie abituate a misurare il successo in termini di potere e consenso. La vittoria del cristiano non è militare, politica o culturale. È una forza che non opprime, ma libera. È l’atto di fede stesso, che è un atto d’amore e di riconoscimento filiale: “Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio” (1Gv 5,1). È un insegnamento prezioso soprattutto per la nostra Chiesa di Terra Santa, che nell’attuale contesto di potenza militare e politica che decide le sorti dei popoli, è chiamata invece a testimoniare una vittoria diversa, quella della fede, appunto. 

La fede di Santa Devota fu questa vittoria. Non vinse perché sconfisse i suoi persecutori, ma perché non permise che l’odio del mondo definisse la sua identità. Rimase radicata nell’amore di Cristo, e in quel “rimanere” trovò una forza più grande della violenza. Questo è un messaggio di bruciante attualità in un’epoca in cui la fede è spesso confinata alla sfera del sentimento privato, tollerata finché non “disturba” le logiche dominanti del consumo, dell’individualismo, dell’indifferenza. 

“Se il mondo vi odia…”: le parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni sono spoglie di ogni ambiguità e richiamano alla non-conformità evangelica: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me” (Gv 15,18). Egli non promette ai discepoli una facile integrazione, ma li avverte di una possibile incompatibilità. Perché il “mondo”, qui inteso come sistema chiuso in sé stesso, fondato sull’egoismo, sulla menzogna e sulla paura, non può riconoscere la luce che lo smaschera (Gv 3,19-20). 

Santa Devota non morì per un principio etico astratto. Morì per un’appartenenza vivente: “Voi non siete del mondo, perché io ho scelto voi dal mondo” (Gv 15,19). La sua fedeltà a Cristo la rese “altra”, diversa, non assimilabile. È la vocazione di ogni chiesa, e soprattuto della nostra Chiesa diTerra Santa. E oggi, in tante parti del globo, questa stessa appartenenza rende i nostri fratelli e sorelle oggetto di disprezzo, emarginazione e violenza. 

Eppure, la storia di questa fedeltà non si è fermata al solo martirio. Essa ha preso il mare. Quelle spoglie mortali, quel testimone silenzioso, intrapresero un viaggio mirabile su una fragile barca, guidata dalla Provvidenza e dall’audacia di fedeli che non volevano che quella memoria andasse perduta. L’approdo di quella barca su questa terra non fu un semplice evento di cronaca. Fu un segno. Un segno che la fedeltà del martire sarebbe diventata seme per una comunità, fondamento per una storia, luce per un popolo. 

Le reliquie di Santa Devota, giunte qui come un dono prezioso e vulnerabile, dicono che la forza di Dio si manifesta nella debolezza, e che la vera sicurezza nasce dalla custodia di un tesoro spirituale. 

In questo giorno di festa, la liturgia ci impedisce di chiudere gli occhi. Ascoltando queste letture, il nostro cuore e il nostro pensiero non possono che volgersi verso la Terra Santa, la culla della nostra salvezza, oggi straziata da un conflitto che pare senza fine. Rivolgiamoci a quella terra dove ebrei, musulmani e cristiani — tutti figli di Abramo — sono intrappolati in una spirale di sofferenza, dove famiglie vivono nel lutto e nella paura, e dove le piccole comunità cristiane, custodi viventi della memoria di Gesù, resistono faticosamente alla tentazione della fuga e della disperazione. 

La Terra Santa non è solo un luogo di memoria, ma una comunità viva che oggi più che mai chiede di non essere dimenticata. È una terra in cui la fede si traduce in resistenza pacifica, in cura tenace dell’umano, in un rifiuto ostinato a credere che la violenza e l’odio possano avere l’ultima parola. I cristiani di quella terra testimoniano che Dio abita anche nelle pieghe più oscure della storia, e che la loro presenza non è un residuo del passato, ma un seme di futuro, un appello alla giustizia e alla riconciliazione. 

La sofferenza di Gerusalemme, di Gaza, della Cisgiordania, e di tante altre comunità, ci interpella a non restare indifferenti. Non è una questione politica tra molte, ma una ferita aperta nel cuore della fede, perché lì Dio si è fatto uomo, lì è morto ed è risorto. La Chiesa in Terra Santa non chiede privilegi, ma è chiamata a ricordare il dovere della giustizia; non cerca protezioni, ma invoca il diritto ad una coesistenza in pace, a pregare, a servire, a costruire occasioni di incontro in una terra troppo spesso divisa da odi atavici. 

Celebrare la vostra Patrona non è solo un atto di devozione nostalgica. È un’occasione per riscoprire l’anima e la vocazione di questa comunità nazionale. Monaco, questa terra storica, non fonda la sua identità sulla potenza militare o territoriale, ma su una sovranità esercitata come servizio, su una tradizione che è chiamata a essere custode di valori perenni: la dignità inviolabile della persona, la libertà di coscienza, la protezione dei deboli, l’accoglienza. 

In un mondo frammentato, questa festa diventa per Monaco un appello profetico: a non separare la prosperità dalla giustizia, il prestigio dalla compassione, la sicurezza dall’apertura. La martire Devota, giunta qui come pellegrina di pace, ci ricorda che la vera grandezza si misura dalla nostra capacità di dare spazio ai valori del Vangelo nella vita pubblica: la pace, la giustizia, la verità. 

Fratelli e sorelle, 

Santa Devota ci parla ancora. Ci dice che la fedeltà a Cristo è sempre feconda. Il suo sangue, versato lontano da qui, e la sua memoria, approdata su questa riva, sono stati un seme. Da quel seme è germogliata una comunità di fede, una storia, una cultura. 

Preghiamo oggi, perché la sua intercessione rafforzi la Chiesa ovunque sia messa alla prova, donandole la gioia audace dei testimoni. Affinché la Terra Santa e tutte le terre insanguinate dalla guerra ritrovino, attraverso l’impegno instancabile di tutti gli uomini di buona volontà, il cammino della pace giusta e della riconciliazione. 

Perché noi, comunità cristiana di Monaco e pellegrini qui radunati, impariamo a vivere una fede non difensiva o trionfalista, ma trasformativa. Una fede che, senza complessi di inferiorità e senza spirito di conquista, cerchi di “vincere il mondo” con l’unica arma invincibile: l’amore che serve, che perdona, che spera contro ogni speranza. 

Amen.