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Ordinazione diaconale di fr. Nicola (Beit Gamaliel)

Ordinazione diaconale di fr. Nicola (Beit Gamaliel)

«Di questo voi siete testimoni» (Lc 24,48)

Carissimi fratelli e sorelle,

la Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci introduce nel cuore pulsante della fede cristiana e del ministero che oggi viene conferito a fr. Nicola: Gesù Cristo è morto ed è veramente risorto, ed è apparso ai suoi discepoli. Da questo evento fondante nasce la Chiesa, scaturisce ogni vocazione e prende forma anche il ministero dia-conale.

Non siamo qui radunati perché la comunità abbia semplicemente bisogno di un servizio in più – sebbene il servizio sia sempre necessario – ma perché il Risorto continua a rendere visibile il suo amore che serve nella Chiesa, scegliendo uomini che portino nel mondo il segno del Cristo Servo.

Nella prima lettura Pietro e Giovanni si trovano davanti a un uomo guarito e a una folla stupita. Pietro compie subito un gesto decisivo: sposta lo sguardo da sé e dal compagno, rifiutando ogni forma di appropriazione del miracolo;

“Perché vi meravigliate di questo e perché continuate a fissarci come se per no-stro potere o per la nostra religiosità avessimo fatto camminare quest’uomo” (At 3,12)”.

È una parola profondamente diaconale. Il diacono è colui che esercita un mini-stero visibile, ma che è chiamato a non trattenere mai su di sé lo sguardo degli altri. Pietro indica il Nome: Gesù, il Servo di Dio, il Principe della Vita che gli uomini hanno ucciso e che Dio ha risuscitato dai morti.

In Terra Santa, dove i segni sono forti e i luoghi parlano, esiste sempre il rischio di fermarsi allo stupore o alla memoria. Il diacono, come Pietro, è inviato a tenere uniti il segno e la conversione, il prodigio e l’ascolto della Parola, la guarigione e il cambiamento della vita.

Questo sguardo è essenziale per ogni ministro ordinato: il ministero non nasce dalla presunta grandezza dell’uomo, ma dall’umile fiducia di Dio. Il diacono non è ordinato perché “capace di”, ma perché chiamato; non perché padrone di qual-cosa, ma perché servo di Qualcuno. Nella vita nascosta, nella stabilità, nella fe-deltà quotidiana, si impara che la vera grandezza sta nel servire senza imporsi, nel custodire senza possedere, nell’obbedire senza perdere la libertà del cuore.

San Paolo, nella Lettera ai Romani ci ricorda che la Chiesa è un solo corpo con molte membra, diverse ma inseparabili. Nessuno possiede tutto, nessuno basta a se stesso. I doni non sono per la distinzione né per la competizione, ma per l’edi-ficazione comune.

Oggi fr. Nicola non smette di servire la sua comunità monastica. Il servizio che ha vissuto e continua a vivere – nella preghiera comune, nella vita fraterna, nel lavoro quotidiano, nell’ascolto silenzioso dei fratelli – non viene sostituito né ri-dimensionato.

Ma da oggi quel servizio riceve una dimensione nuova, non soltanto pratica, ma sacramentale ed ecclesiale.

Il monaco ordinato diacono continua a servire la sua comunità, ma ora è chiamato a servire anche alla mensa della Parola e alla mensa eucaristica.

Alla mensa della Parola, il diacono proclama ciò che prima accoglieva nel silen-zio della lectio divina. Alla mensa eucaristica, prepara e porge ciò che prima ado-rava nel raccoglimento dell’adorazione.

La sua voce e le sue mani diventano segni visibili del servizio del Cristo, che spezza il pane e dona se stesso. Così il servizio monastico e il servizio diaconale non si oppongono, ma si illuminano reciprocamente: la stabilità monastica custo-disce il cuore del ministro; il diaconato apre quel cuore alla Chiesa, al popolo di Dio, ai poveri, ai pellegrini, a tutti coloro che hanno fame della Parola e del Pane di vita, a cominciare dai suoi fratelli.

Nel Vangelo il Risorto entra a porte chiuse, porta la pace, mostra le ferite, mangia con i discepoli e apre loro l’intelligenza alle Scritture. È un Vangelo profonda-mente diaconale: Gesù risorto continua a servire, si lascia toccare, condivide il cibo, illumina la mente e il cuore.

E poi affida una missione: “Nel suo Nome saranno proclamati la conversione e il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni” (Lc 24,48).

Il diacono di un monastero è ordinato proprio per stare tra la Scrittura e la vita, tra l’altare e la cella, tra Gerusalemme e le genti. Qui, in Terra Santa, dove tutto è cominciato, egli è chiamato a essere segno discreto e luminoso di un Cristo che serve e invia.

Caro fr. Nicola,

oggi non lasci la tua vocazione monastica: la approfondisci. Il diaconato non ti sottrae al silenzio, ma lo rende fecondo. Nel tuo cuore ti poni al servizio della Chiesa intera, ma tale servizio troverà espressione innanzitutto nella tua comu-nità. Dovrai porti in modo nuovo ai piedi dei tuoi fratelli, affinché vedano in te l’immagine di Cristo-Servo.

In questo modo tu potrai essere, in questa Terra benedetta e ferita, testimone umile e gioioso del Risorto, servo della Parola e dell’Eucaristia, uomo di preghiera e di dono. E come ci ricorda oggi l’apostolo Pietro, il mio augurio è che chi ti incon-trerà possa riconoscere non te, ma Gesù, il Principe della Vita, che continua a passare, a servire e a salvare.

Amen.